
In guerra con le armi

In guerra con l'onore
Hmmm....insomma...perplesso.

Bello....sorprendente...vedendo il regista.


Ieri ho avuto la s/fortuna di stare all'ingresso dello stadio del mio paesino (si! stadio!) per staccare biglietti del primo vero concerto da anni a questa parte. Il mio paesello ha avuto la fortuna di ospitare spesso una delle massime figure della musica cantautorale aulica italiana, Faber.
Dunque ogni anno si celebra la sua imponenza creando dei tributi consistenti in una intera settimana a lui dedicata. Di solito si invitavano i gruppi della zona a proporre un suo brano per le vie e le piazze del centro per intrattenere indigeni e turisti nelle sere di luglio. Quest'anno si sono concentrati gli sforzi economici in una sola serata, infatti, grazie alla intermediazione di Dori Ghezzi che tutt'ora passa diverso tempo nella villa in campagna dello scomparso artista che scelse i piedi del monte Limbara (appartenente per metà al comune), ha voluto dare il suo personale tributo una band che negli anni '70 & '80 suonava con i più grandi artisti al mondo. La Premiata Forneria Marconi a.k.a. P.F.M. che, conosciuta in tutto il mondo, vanta accostamenti a Genesis e King Crimson ed ha deciso di suonare ieri sera.
L'affluenza, nonostante il tempo cane, è stata notevole. Gente da tutto il nord Sardegna ha calpestato(aihmè) il prato dello stadio comunale ballando e cantando canzoni quali: La canzone Marinella, Il pescatore, Un giudice, Volta la carta arrivando a Impressioni di Settembre.
Sono stato felice dell'evento in tutto e per tutto. Anche quando, alle 2 di pomeriggio sotto il sol leone, scaricavo gli impianti dal camion per caricarli nel palco (non immaginate quanto pesa un sub) e a fine serata ricaricavo tutto sino alle 3 del mattino. Non ho incrociato gli artisti nemmeno per 1/10 di secondo ma ho visto il loro strumenti fiammanti compagni di mille (forse più e forse meno) concerti. Ci ho sudato sopra.
Ora, Il titolo del post...... A darci una mano nel caricare e scaricare c'era un ragazzo che si presentava ai più come Michele. Michele Mororu è rumeno ed è qui in Italia da un anno. Non parla bene l'italiano: "ho sempre lavorato come muratore o taglia legna" -mi ha detto- "non ho contatti con gente che non parli il dialetto". Con Michele sono tornato a casa a piedi, abitiamo vicini e nel percrso non abbiamo taciuto un secondo nonostante non ci conoscessimo affatto. Ho iniziato io nel timore di imbarazanti silenzi a fargli l'intervista, cosa che non faccio mai per discrezione, proponendogli le domande di rito. E tra un "da dove vieni?" ad un "cosa fai?" è saltato fuori: "In Romania non si sta poi così male, tanti italiani sono li e hanno portato lavoro ma a prezzi miseri, Noi siamo un popolo di lavoratori, non di schiavi. Io qua lavoro sempre, anzi, ti lascio il numero del mio cellulare....se sai di ualcuno che ha bisogno di una mano..... Non chiedo tanto, solo il giusto; Io lavoro, faccio qualunque cosa, se il mio lavoro sta bene prendo i soldi altrimenti torno a casa tranquillamente."
Quanti la pensano così...? Quanti sono così sicuri del loro impegno da fare affermazioni del genere fidndosi ciecamente della propria forza di volontà? Io no, credo di no....
Questo è il Lato A di una popolazione che migra per cercare lavoro per sostentarsi. Il Lato B si ubriuaca la notte, ruba macchine e investe pedoni per la strada. Tutti abbiamo due lati. Noi Italiani sbarcavamo per tutto il modo con entrambi i lati, le facciate. Prima di noi nel mondo non esisteva la parola Mafia. Se vi informate in pochi altri paesi al mondo esiste la parola Simpatico o Antipatico. Prima di guadagnarci il rispetto abbiamo costruito ponti, case e strade per tutto il mondo soprattutto nel nuovo mondo. Ancora oggi veniamo visti come mafiosi, furbi e mangia spaghetti. La demagogia l'ho sempre odiata ma ho sempre insistito su questo fatto perchè credo che dai ricordi nasca la riflessione, dalla riflessione la comprensione e dalla comprensione la tolleranza via via verso l'integrazione. Michele Mororu potrebbe essere l'Al Capone del 21esimo secolo o il Rudolph Giuliani del 20esimo.
Quanto dipenderà da lui? e quanto da noi?

Mi rimarrà in mente dell'intero film la prova di Brad Pitt e di Casey Affleck le ambientazioni e le inquadrature.
Mi rimarrà in mente la locandina che con un fotogramma spiega il film; in primo piano Jesse James l'eroe del west, non del vecchio west ma di quello che si stava evolvendo in moderno. Sguardo fiero e fisso all'orizzonte, sprezzante e non curante (ma con le mani pronte all'azione) della figura alle sue spalle: Bob Ford... infame, invidiosa ma allo stesso tempo contemplatrice e incantata davanti ad un idolo, una statua. Solo loro due in un confronto impari...nemmeno proponibile Jesse James contro "the coward" Il vigliacco.
Immagine imponente....un affresco quasi.
Il singolo (del quale video non avevo mai visto) è tratto da Soul Cages. Album di Sting SENZA i Police. Soul Cages è un album che ho a casa ma non so se sia di mia madre o di mio padre...la custodia è molto particolare, in carta e il chè mi attirò. Un album del 1991...non so inquadrarlo in un genere, ma visto il successo lo definirei pop. La voce e i testi di Sting risentono dell'influenza degli eventi che lo hanno travolto, su tutti la morte del padre che compare come tema già dal primo brano "Island of souls" dove si cita anche la città natale di Sting (Newcastle).
Si va avanti con "L'Eracliteo" "All this Time" (the river flowed, endlessly, to the sea), poi ancora "Mad about you" ballata romantica della quale non citerò la traduzione italiana a cura di Zucchero . Questi due e "The Soul Cages" sono le colonne portanti del disco nel senso commerciale. L'opera rimane su alti livelli con "Why should I cry for you?" e "When the angels fall". Principalmente di questo album mi piacciono le atmosfere, i suoni. Sting si fa accompagnare da grandi musicisti ai quali lascia carta bianca nella composizione. Un cantautore si...ma furbo.
